Il modello “Con la Scuola”: l’approccio che risponde al malessere degli studenti, li incuriosisce e li interessa

L’ennesimo episodio di cronaca che vede un docente aggredito da uno studente riporta drammaticamente alla luce interrogativi urgenti per tutta la comunità educante. Da dove viene questa violenza “immotivata”? Da dove parte questo profondo malessere che spinge ragazzi giovanissimi a fare del male ai docenti per motivi futili? Come è possibile evitare che simili aggressioni si ripetano? La risposta passa per la comprensione delle radici profonde del disagio giovanile e può trovare soluzione nell’applicazione di un approccio che mette al centro i sentimenti provati dai ragazzi, il modello “Con la Scuola”.

Se guardiamo al mondo degli adolescenti e dei preadolescenti, scopriamo che la loro corteccia prefrontale non è ancora completamente formata: per definizione, i ragazzi non riescono a gestire autonomamente gli impulsi. Quando un giovane non riesce a verbalizzare ciò che prova dentro di sé, è il corpo a farsi carico del malessere, esprimendosi attraverso posture, comportamenti e azioni coerenti con l’incapacità di dare un nome ai propri sentimenti. Saper dare un nome ai sentimenti significa poter riconoscere ciò che si prova, dire a se stessi e alla persona con cui si vuole nutrire una relazione come si chiama quel sentimento, governarlo e, se necessario, ridimensionarlo. Nominare i sentimenti è uno degli strumenti chiave del modello “Con la Scuola”, un approccio che integra al suo interno l’osservazione senza giudizio finalizzata ai colloqui individuali con i ragazzi.

Non abbiamo inventato nulla. Abbiamo piuttosto messo insieme tasselli preziosi ed esperienze esistenti per dar vita a un approccio integrato che funziona: il modello “Con la Scuola”. Frutto di cinque anni di ricerca-azione condotta con il coinvolgimento di oltre 1.500 docenti in più di 60 scuole in Italia — grazie al sostegno di Snam e Luiss Libera Università Guido Carli — questo percorso dimostra che un cambiamento nel clima dentro e fuori dall’aula è possibile.

A confermarlo sono i dati raccolti e le voci dei docenti che lo hanno sperimentato sul campo:

  • Nelle classi in cui i docenti applicano il modello si registra un calo del tasso di abbandono e di bocciature, a fronte di un aumento della presenza e del rendimento scolastico. Ad esempio, l’Istituto Volta di Napoli ha registrato un -2,9% sul tasso di abbandono e un -5% sulle bocciature nell’a.s. 2023-24.
  • Dai questionari somministrati ai docenti, il 79,8% ha rilevato un miglioramento nel clima di partecipazione degli studenti, mentre l’83% segnala una migliore cooperazione all’interno del consiglio di classe.
  • Rispetto alla media nazionale rilevata da Eurispes nel 2024, i docenti formati al modello riscontrano nei propri alunni maggiore rispetto, fiducia, attenzione, motivazione e un minor livello di aggressività.

Il modello affonda le radici nelle neuroscienze e il suo approccio è fenomenologico. Esso richiama le teorizzazioni di studiosi come A. Damasio sulla centralità dei sentimenti, L.F. Barrett sull’importanza del dare un nome ad essi, V. Gallese sulla centralità del corpo nell’apprendimento e di filosofi come Husserl e Merleau-Ponty. L’apprendimento non è una trasmissione intellettuale, bensì un’esperienza legata ai sentimenti che i ragazzi vivono in aula.

Al centro di questa esperienza vi è l’osservazione (senza giudizio) della postura e dell’uso del canale visivo di alunne e alunni. Prima che la mente applichi etichette, giudizi o interpretazioni (come considerare l’alunno “pigro” o “distratto”), esiste una comunicazione originaria fisica, corporea e pre-interpretativa. In questo quadro, assume rilevanza centrale il saper dare un nome ai sentimenti. Attraverso l’osservazione del corpo degli alunni, il docente apprende a intercettare quegli stati d’animo che spesso non arrivano a rivendicazione verbale — dall’incapacità alla fierezza, dall’importanza all’impotenza, fino all’accoglienza. Riconoscere e dare parola a questi vissuti permette di accogliere l’alunno nella sua verità, trasformando l’aula in uno spazio sicuro.

Se fai parte della comunità educante e vuoi capire come applicare il modello nella tua scuola, puoi contattare Chimera Poppi al 348 373 8375 o scriverci nella sezione Contattaci.

Ottavio Romano, Chimera Poppi, Daniele Di Ianni, Carla Favazza e Serena Di Basilio (Filo Comune ETS)

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