1. Il contesto: perché questo metodo è urgente oggi
Il progetto di ricerca e intervento formativo “Con la Scuola” condotto da Filo Comune Ets nasce dall’analisi di un contesto sociale ed educativo in continua trasformazione. L’architettura del modello risponde a tre specifiche variabili biologiche e sociali che i docenti si trovano ad affrontare ogni mattina in classe: il cortocircuito dell’attenzione.
In molte classi i docenti osservano una crescente frammentazione dell’attenzione e una maggiore difficoltà nella regolazione emotiva. Tra le cause principali c’è l’uso dei dispositivi digitali e, in particolare, il parental phubbing: l’abitudine dei genitori di ignorare visivamente i figli perché assorbiti dagli schermi. La mancanza di uno sguardo ‘faccia a faccia’ continuo fin dalla prima infanzia riduce la capacità dei ragazzi di riconoscere i segnali emotivi del corpo e del viso
- La “ristrutturazione” del cervello adolescente
Durante l’adolescenza, il cervello attraversa una fase di straordinaria plasticità. Poiché le cortecce prefrontali — responsabili di ragionamento, pianificazione e controllo emotivo — sono ancora in via di sviluppo, i ragazzi non possiedono ancora freni inibitori completi. Per gestire le proprie emozioni, hanno quindi bisogno che l’adulto e l’ambiente classe fungano da regolatori esterni stabili e accoglienti.
- Il sovraccarico del cervello limbico
Il bombardamento continuo di stimoli virtuali, iper-eccitati e immediati (social, notifiche, videogiochi) agisce direttamente sul sistema limbico dei giovani. Quando questa parte del cervello si sente costantemente minacciata, sovraccarica o non riconosciuta, disattiva la componente razionale e attiva comportamenti automatici di difesa: ritiro (isolamento, silenzio), attacco (rabbia, oppositività) o fuga (evitamento, assenze).
Di fronte a questo scenario, la sfida fondamentale per noi adulti è compiere un profondo cambio di percezione nei confronti dell’aula: l’apprendimento non è un processo puramente intellettuale e astratto, ma un’attività che mette al centro il corpo come esperienza vissuta e veicolo fondamentale per sentire e relazionarsi.
Per comprendere a fondo questo legame, il modello si fonda su due principi cardine delle moderne neuroscienze, a partire dal pensiero, tra gli altri, di Antonio Damasio e Jaak Panksepp:
- Non esiste nessuna attività cognitiva che non sia profondamente legata al sistema affettivo.
- Il cervello apprende solo quando il sistema relazionale riduce la minaccia e aumenta la disponibilità attentiva, la fiducia e la partecipazione.
Da queste premesse scientifiche deriva lo scopo profondo della formazione dei docenti, che si articola in un percorso operativo concreto.
2. La metodologia della formazione: come si articola il percorso
Il percorso formativo di base ha una durata complessiva di 28 ore (modulabile in base alle esigenze della scuola) e si sviluppa attraverso una modalità mista (in presenza e online) pensata per coniugare l’efficacia dell’apprendimento con i tempi della scuola.
Perché il nostro cervello comprenda davvero un metodo e sia poi in grado di applicarlo, non basta studiarlo: è necessario sentirlo e sperimentarlo in prima persona. Per questo motivo la nostra metodologia è strutturata in due fasi sequenziali a cui è possibile aggiungere un ulteriore accompagnamento:
Fase 1: Formazione intensiva in presenza (12 ore totali)
Il percorso si apre con un modulo immersivo di 12 ore concentrate in 2 giorni. Questa prima fase è prettamente esperienziale e serve a porre le basi del lavoro successivo attraverso:
- Attività ludico-formative e di team building: momenti dedicati alla conoscenza reciproca per costruire un gruppo di docenti affiatato, aperto allo scambio reale e alla condivisione delle proprie esperienze.
- Metodo esperienziale: utilizziamo le “simulate” per vivere l’esperienza corporea ed emotiva in prima persona: è un modo per interiorizzare il metodo e portarlo poi con successo nelle proprie classi.
- Workshop di co-progettazione: laboratori pratici tra docenti per iniziare a declinare gli strumenti del modello sui propri contesti scolastici.
Fase 2: Incontri di accompagnamento online (8 moduli da 2 ore)
Dopo la formazione in presenza, l’accompagnamento prosegue con cinque incontri online sincroni con l’obiettivo di portare i docenti allo step cruciale dei colloqui. Ogni sessione dura 2 ore ed è strutturata per essere dinamica e utile:
- Pillola teorica (Breve introduzione): un focus mirato sui concetti chiave da sperimentare o approfondire.
- Monitoraggio e confronto (Condivisione): uno spazio di scambio sull’andamento delle attività in classe, per analizzare insieme cosa sta funzionando, le difficoltà riscontrate e i diversi background professionali.
- Attività laboratoriale (Lavoro a piccoli gruppi): sessioni pratiche nelle stanze virtuali per allenare competenze specifiche routine per l’allenamento delle competenze trasversali, struttura ideale di un’ora di lezione etc…) e per portare avanti una co-progettazione didattica reale da testare sul campo.
Fase 3: Approfondimento e accompagnamento sul campo
Per i docenti o i Consigli di Classe che desiderano consolidare ulteriormente il metodo, è possibile attivare un modulo di accompagnamento avanzato e personalizzato. Questa fase, facoltativa, è interamente dedicata alla pratica sul campo e prevede:
- Supervisione e mentoring: un supporto mirato per analizzare i casi più complessi emersi nelle proprie classi, aiutando il docente a calibrare gli strumenti sulle sue specifiche necessità.
- Laboratori di pratica riflessiva: incontri focalizzati sull’autovalutazione e sul riconoscersi come docenti, per affinare le competenze comunicative, la gestione dei feedback e la capacità di decodificare il linguaggio corporeo della classe.
- Consulenza per il consiglio di classe: sessioni di lavoro dedicate ai team di docenti della stessa classe per strutturare criteri di osservazione e griglie di valutazione delle competenze relazionali perfettamente condivise.
I benefici per il docente
Nella fase iniziale il metodo richiede tempo di sperimentazione e coordinamento. L’obiettivo è integrare progressivamente gli strumenti nella pratica ordinaria, evitando procedure ridondanti e producendo nel medio periodo una gestione più sostenibile della classe.
- Migliorare il benessere in aula: affidando più attività e responsabilità agli studenti e prevenendo o disinnescando i conflitti relazionali, il docente riduce il dispendio di energie speso a richiamare l’attenzione, ottimizzando l’efficacia dell’insegnamento.
- Condividere un linguaggio comune nel Consiglio di classe: l’adozione del modello fornisce a tutti i docenti dello stesso team criteri di osservazione e parametri condivisi. Questo facilita la progettazione comune e la valutazione delle competenze basata su evidenze reali, riducendo l’isolamento professionale.
3. Il Metodo operativo: dalla teoria alla pratica in classe
Nel nostro metodo operativo, mente e corpo sono inscindibili: apprendimento e regolazione emotiva nascono dall’esperienza corporea. Come dimostrano le neuroscienze affettive e l’ embodied cognition (da Damasio a Panksepp), il corpo non è un semplice contenitore dell’intelletto, ma la sede primaria attraverso cui percepiamo la sicurezza, integriamo le emozioni e ci apriamo alla relazione con l’altro.
Il percorso offre ai docenti uno spazio per ampliare e rendere più sistematiche competenze osservative, relazionali e didattiche che fanno già parte della loro esperienza professionale.
Il Modello “Con la Scuola” si traduce in azioni quotidiane concrete per disinnescare i comportamenti di difesa del sistema limbico dei ragazzi (ritiro, attacco, fuga). Il docente agisce attraverso strumenti specifici e una riorganizzazione dei tempi didattici:
- Educare lo sguardo (Le tre dimensioni):
- Vedere: accogliere l’alunno nella sua interezza e stabilire un contatto autentico con la sua presenza reale, superando il semplice “guardare” selettivo (che spesso si concentra solo su chi disturba).
- Essere visti: rispondere al bisogno fondamentale di riconoscimento dello studente. Sentirsi percepito e considerato per ciò che è (e non solo per le prestazioni o i voti) permette al ragazzo di abbassare le difese istintive.
- Vedersi: guidare il ragazzo a diventare spettatore consapevole di se stesso, aiutandolo a comprendere come il suo corpo, le sue posture e i suoi atteggiamenti influenzino il suo modo di stare a scuola.
- Osservazione senza giudizio: il docente si allena a raccogliere dati puramente oggettivi sulle posture, sull’uso dello sguardo e sulla presenza/assenza verbale degli studenti durante le diverse attività (lezioni, lavori di gruppo, laboratori).
- NOTA BENE: il giudizio è un’attività umana naturale, spontanea e profondamente utile per orientarsi nel mondo. Sospenderlo non significa rinnegarlo, ma adottare un vero e proprio strumento di lavoro: un esercizio controintuitivo e faticoso – di cui conosciamo bene la complessità – che serve unicamente ad arricchire la nostra percezione prima di agire in classe.
- NOTA BENE: il giudizio è un’attività umana naturale, spontanea e profondamente utile per orientarsi nel mondo. Sospenderlo non significa rinnegarlo, ma adottare un vero e proprio strumento di lavoro: un esercizio controintuitivo e faticoso – di cui conosciamo bene la complessità – che serve unicamente ad arricchire la nostra percezione prima di agire in classe.
- Dare un nome ai sentimenti: Dare un nome ai sentimenti è un po’ come accendere la luce in una stanza buia. Non si tratta di “diventare psicologi”, ma di aiutare i ragazzi ad avere un po’ di distanza, a non pensare di “essere” il sentimento, ma di osservarlo.
Quando dici “sono arrabbiato” anzichè “sto male” smetti di girare a vuoto. Il nome ti dice cosa sta succedendo davvero. “Sono deluso” e “sono triste” chiedono cose diverse.
Il nostro cervello ha meno allarmi quando etichetta un’emozione. È come se dicesse “ok, so cos’è”. Gli studi lo chiamano “affect labeling” e serve proprio a far scendere l’intensità. Non fa sparire il sentimento, ma lo rende più gestibile.
Se dici a qualcuno “sono frustrato perché mi sento ignorato” è diverso da dire “lasciami stare”. Dare un nome ti fa chiedere quello che ti serve davvero, invece di scaricare confusione sugli altri.
Non puoi regolare qualcosa che non riconosci. Una volta che nomini “ansia” o “gelosia” puoi chiederti: da dove viene? Di cosa ho bisogno adesso? Diventa un problema da affrontare, non un’onda che ti travolge.
- Il colloquio individuale e i micro-obiettivi: un momento protetto tra docente e alunno, di pochi minuti, incentrato esclusivamente sulle osservazioni oggettive raccolte (e non sui voti o su interpretazioni personali). In questa sede si definiscono insieme dei micro-obiettivi concreti, semplici e misurabili (es. “provare a intervenire in classe spontaneamente almeno una volta durante la settimana”), costruendo un accordo educativo basato sulla fiducia reciproca.
- Ambienti di apprendimento attivi e coinvolgenti: progettare l’attività didattica ottimizzando i tempi, alternando la lezione puramente trasmissiva a contesti attivi (lavori a coppie, laboratori, compiti di realtà) in cui gli studenti applicano e rielaborano quanto appreso, lasciando al docente lo spazio per la guida e la facilitazione. Questo processo ricorsivo tra autonomia e dipendenza riduce lo stress del docente e attiva la partecipazione della classe.
- Gestione del feedback e linguaggio: utilizzo di un linguaggio descrittivo e motivante, puntuale, contestualizzato, tempestivo, in cui l’errore non viene stigmatizzato, ma costituisce il punto di partenza per il miglioramento. Invece di esprimere giudizi generici e sulla persona (“Bravo!”, “Sei distratto”), si descrive l’azione (“Ho notato che oggi sei rimasto al banco con lo sguardo fisso sul testo per mezz’ora e hai completato l’esercizio nei tempi”).
