
CHIMERA POPPI, INSTANCABILE RICERCATRICE
Cari lettori, siamo giunti all’ultima (almeno per ora) intervista della rubrica “Le interviste di Filo Comune”, che ci fa conoscere i formatori del modello “Con la Scuola” e assaggiare le principali tematiche e buone pratiche da usare in classe per migliorare il benessere di studenti e docenti.
Sulla carta è il Presidente dell’associazione Filo Comune Ets, ma nella pratica è molto di più, ha preso sapientemente in mano il gruppo di lavoro e lo guida per raggiungere lo scopo, Chimera Poppi!
Bentrovata Chimera, come stai?
Bene, grazie.
Originale sia il tuo nome, sia il tuo cognome, sai dirci qualcosa sulle origini?
Il nome l’ha scelto mio padre, un artista, gli era piaciuta una frase di Rabelais citata nella Zoologia fantastica di Borges: “se una chimera, penzolando nel vuoto, potesse divorare le intenzioni seconde”… ho cercato di farne una missione di vita, per quanto non facile: cercare di liberarsi delle meschinità e delle doppiezze proprie e altrui.
Il cognome non saprei, c’è un paese in Toscana che si chiama così, ma non ci sono mai stata!
Cos’è che ti ha portato a prendere questo ruolo di guida, responsabile e punto di riferimento all’interno del gruppo di lavoro dell’associazione?
Ho sempre creduto in Francesca Traclò e nella sua capacità di vedere oltre, e credo fortemente in questo percorso perché può migliorare la società; è una grande eredità che Francesca mi ha lasciato e che cerco di portare avanti al meglio, a modo mio.
Sembra sia un ruolo tutt’altro che semplice, ma la forza di volontà e la passione sono forti.
Cos’ha maggior senso che investire tempo e risorse nell’educazione, per vivere un giorno in una società migliore? Non sembra esattamente il ragionamento più comune tra chi ci governa, ma io ci vedo la chiave per far crescere generazioni di adulti consapevoli, maturi, che stanno meglio e che forse non avranno più bisogno di fare guerre.
Facciamo finta di essere in un colloquio di lavoro, quali sono stati i tuoi studi e quali le tue esperienze professionali?
Ho studiato Storia dell’Arte come parte importante della storia dell’uomo. Ho allenato sicuramente l’attenzione all’osservazione. Esperienze lavorative parecchie e anche su temi diversi tra loro, dall’economia della cultura alla diffusione della cultura scientifica, dall’educazione finanziaria all’educazione in generale. Ogni cosa è utile, ogni esperienza insegna moltissimo. Aver allenato le proprie competenze in diversi contesti e saper utilizzare le proprie conoscenze in maniera trasversale aiuta ad avere una visione più ampia dei problemi e delle possibili soluzioni.
Rimorsi o rimpianti?
Ma, no…. anche se ultimamente ho pensato che avrei studiato volentieri medicina!
Ripensa agli incontri più importanti per te fatti nella tua vita, quale vuoi condividere?
Sicuramente l’incontro con Francesca, con cui ho avuto un rapporto molto intenso di amicizia, lavoro, condivisione e supporto reciproco per oltre 15 anni. E prima un sodalizio di amicizia e lavoro con tre amici con cui ho aperto e gestito per 5 anni un agriturismo. Quel lavoro è finito, ma non l’amicizia (e l’amore, dato che uno dei tre è il padre dei miei figli!)
Colpo di scena! XD Hai una filosofia di vita o un motto che ti riporta sempre sulla retta via?
Magari…
Ah, dimenticavamo… A proposito di arte, molti hanno visto il Manuale del modello Con la Scuola pubblicato a novembre 2024, alcuni hanno anche la fortuna di avere una copia cartacea. Colpisce molto la copertina dove è riportato un affresco molto suggestivo. Ce lo puoi descrivere?
E’ un quadro, una pittura a olio, si chiama “Old public school”; è ironico, i ragazzini sono tutti nudi e sembrano anche fare un pò quello che vogliono…
Chi è l’autore?
Mio padre, Giorgio Poppi. Ha dedicato la sua vita alla pittura ed è mancato due anni fa, poco prima dell’uscita della pubblicazione. Attraverso la copertina, ci accompagna ancora per un pò…
Sul modello Con la Scuola, spesso si parla di osservazione senza giudizio. Puoi farcela capire con un esempio?
Si tratta di osservare, in questo caso i ragazzi da parte dei docenti, ma funziona anche in altre situazioni, senza arrivare alle conclusioni che il nostro cervello è tentato di trarre. Se vedo un ragazzo semi sdraiato sulla sedia con le gambe aperte che guarda fuori dalla finestra, devo fermarmi qui, e non dire che è svogliato, annoiato, distratto ecc… Mi fermo al corpo e al canale visivo, lo sguardo.
A cosa serve osservare senza giudizio?
E’ incredibile che un gesto così apparentemente semplice (che invece, purtroppo è difficile da applicare perchè controintuitivo) porti a conseguenze così decisive. I primi a cambiare prospettiva sono i docenti (anche se questo non glielo diciamo subito!), che non vedono più classi di scalmanati ragazzini disinteressati e a volte arroganti, ma individui con sentimenti diversi, con le loro paure, solitudini, felicità… quando poi i docenti dicono ai ragazzi cosa hanno osservato, quindi senza un giudizio, senza l’etichetta, i ragazzi si sentono “visti”, considerati, importanti. Questa è la cosa più bella che si possa fare perchè cambia radicalmente la relazione.
Tu riesci ad osservare senza giudicare?
A scuola ci riesco abbastanza…nella vita privata, con i propri figli ad esempio, è davvero molto difficile! Alla fine anche se qualche giudizio ti viene spontaneo alla mente, l’importante è che nel dialogo non sia mai l’unica parola che passa: frasi del tipo “sei presuntuoso”, “possibile che non ti vada di far niente”, “sei sempre svogliato” ecc… portano solo una chiusura e non convengono a nessuno.
Sembra un argomento molto più vasto rispetto a ciò che si pensa. Vale la pena ricordare ai nostri lettori che c’è un utilissimo documento che spiega l’osservazione senza giudizio nel dettaglio, disponibile sul sito www.filocomuneets.it .
Si, questa è solo la base, leggere qualcosa in più sicuramente fa bene, ma il focus della nostra formazione sono le simulazioni in cui si fa esperienza di questo. Ci vuole allenamento!
Possiamo farci un po’ i fatti tuoi?
Abito a Roma, nel vivace e multietnico quartiere dell’Esquilino, con il mio compagno e due dei miei tre figli, la grande studia fuori.
Come si chiamano i tuoi ragazzi e cosa fanno?
Palma ha 22 anni e si è appena laureata ad Amsterdam, ora sta decidendo i prossimi passi; Pinto ha 13 anni e inizia la 3a media, è alto 185 cm e gioca benissimo a calcio; Brina ha 12 anni, inizia la 2a media, suona la chitarra e fa domande molto divertenti.
Bello! Cosa fai quando non ricerchi o non lavori?
Dunque, a parte i cosiddetti lavori di casa e le “messe a posto” che sono frequenti perché sono un pò accumulatrice, mi piace bere una birretta al chiosco di Piazza Vittorio, invitare a cena le persone a cui voglio bene, vedere film a casa con il videoproiettore, andare al cinema e alle partite di calcio di Pinto e a quelle di pallavolo di Brina. Ogni tanto riusciamo ancora ad organizzare dei viaggi tutti insieme, l’ultimo è stato in Georgia e Armenia ed è stato davvero molto bello.
Quando ti chiedono che cosa fai, cosa rispondi?
In effetti è sempre un pò difficile, inizio con un generico “lavoro nell’ambito dell’educazione”… se vedo che interessa, parlo del percorso Con la Scuola e del lavoro che porto avanti come progettista di esperienze educative.
Una tua passione.
Mi piace leggere e lavorare all’uncinetto. Mi piace moltissimo quando il mio compagno mi legge ad alta voce, attività che facciamo da quasi 30 anni, e io ascoltando lavoro all’uncinetto.
Sei brava in cucina?
Diciamo che cucino cose che sono buonissime 😉 e il numero dei convitati non mi spaventa! Ma non sono “brava”… non riesco a seguire le ricette, non ho una bilancia, uso quello che trovo nel frigo… mi diverto e non butto via niente!!
Un ingrediente che non può mancare nella maggior parte delle tue ricette.
Mandorle e cumino.
Cosa stai leggendo?
Kolchoz, l’ultimo libro di Carrère.
Una musica che ti fa stare bene?
Bach e Leonard Cohen.
Pronta per il tour formativo di inizio settembre?
Molta voglia di iniziare! La formazione in presenza con nuovi docenti è la parte più entusiasmante di questo lavoro. Si inizia che siamo cortesi estranei, dopo due giorni sembra di conoscersi dalle elementari! Entrare nelle scuole di Roma, Ortona, Lecce e Brindisi, conoscerle da vicino con le loro caratteristiche e peculiarità mi affascina e voglio ringraziare i dirigenti scolastici e i docenti che si sono interessati al modello e Edunauta-Fondazione Generas e Fondazione Megamark-Orizzonti solidali che rendono questo possibile con il loro supporto.
Salutiamoci con un augurio per l’avvenire.
Che tutti riconoscano l’importanza della scuola per una crescita vera della società.
Grazie Chimera per la tua instancabile tenacia e il tempo dedicato a questa intervista, ne rifaremo presto un’altra, cosa ne dici?
OK, cerco di metterci un pò meno!
Buon lavoro, buona ricerca e buon inizio anno scolastico, a presto!
Grazie, anche a te e a tutti i docenti e i ragazzi!
